Licenziamento illegittimo, impugnazione e maggiori indennità per il lavoratore

Come massimizzare i vantaggi nell’impugnare un licenziamento illegittimo?

In materia di tutela del lavoratore contro i licenziamenti illegittimi, non si contano gli innumerevoli interventi del legislatore succedutisi negli ultimi anni, che agli occhi dei più generano incertezza e dubbi, anche in merito a quale sia la via più efficace per far valere i proprio diritti.

In caso di licenziamento illegittimo, illecito o nullo, è fondamentale non soltanto impugnarlo tempestivamente, ma soprattuto è determinante per i risultati finali che l’impugnazione presenti elementi precisi ed essenziali per porre solide basi di successo futuro, che sia per una rapida e positiva conciliazione, o che sia per un contenzioso davanti al Giudice del Lavoro. Questo perchè le differenze in termini di indennità risarcitorie possono essere estremamente rilevanti, considerata l’ampia “forbice” tra indennità minime e massime, previste dalla complessa normativa di riferimento a seconda delle circostanze e delle condotte illecite che si contesteranno al datore di lavoro.

Le tutele per il dipendente illegittimamente licenziato, previste dall’ordinamento italiano

Come risaputo, con la legge n. 92/2012 è stato riformulato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, riducendo il campo di applicazione della c.d. “tutela reale”, vale a dire (semplificando) quella che obbliga il datore alla reintegrazione nel posto di lavoro.

Successivamente nel 2015 sono poi entrate in vigore le norme introdotte dal c.d. Jobs Act (Legge delega n. 183/2014 e decreti delegati collegati) che hanno introdotto le c.d. tutele crescenti, per i contratti ovviamente stipulati successivamente all’entrata in vigore della normativa ed in altri peculiari ipotesi (di assunzioni valutate nel loro complesso).

Nel 2018 il legislatore è nuovamente intervenuto con la legge n.96 del 2018 di conversione del c.d. Decreto Dignità in materia di Diritto del Lavoro, al fine di incrementare sia il valore minimo portato oggi a 6 mensilità, che il valore massimo sino alle 36 mensilità, dell’indennizzo risarcitorio spettante al lavoratore che abbia subito un licenziamento illegittimo per i rapporti in regime di c.d. Tutele crescenti (che sia ovviamente accertato come tale dal Giudice del Lavoro).

Quando e come ottenere la reintegrazione nel posto di lavoro o il massimo risarcimento possibile?

A seguito di tutti questi interventi normativi, muoversi all’interno delle casistiche di illegittimo licenziamento è certamente complesso.

Cercando di semplificare il più possibile in questa sede, evidenzio che in qualunque caso, a prescindere dalle dimensioni aziendali (ossia dal numero dei lavoratori in forza), inclusi i rapporti di lavoro regolati dalle c.d. tutele crescenti (sorti post 7 marzo 2015), ed inclusi i dirigenti, è sempre possibile rivendicare la reintegrazione o tutela massima reintegratoria, per i seguenti casi di nullità:

  • licenziamento intimato in violazione delle tutele per la maternità/paternità, nonchè in concomitanza di matrimonio e altri casi di nullità di legge
  • licenziamento discriminatorio, o licenziamento ritorsivo ovvero dettato da motivo illecito determinante
  • violazione del divieto di licenziamento dettato dalla normativa emergenziale di constrasto al Covid 19
  • licenziamento orale o licenziamento verbale
  • insussistenza materiale del fatto storico addotto a motivo di licenziamento, accertata in giudizio
  • quando il fatto contestato rientrava tra quelli per cui era prevista dalla contrattazione collettiva soltanto una sanzione conservativa

Con la precisazione che tale tutela reintregratoria si traduce sempre, avendo diritto di scelta il lavoratore (e non il datore), nella richiesta di una indennità c.d. sostitutiva della reintegra pari a 15 mensilità della retribuzione globale (comprensiva di tutti gli elementi), alla quale si aggiunge il risarcimento dell’ulteriore danno per un minimo di 5 mensilità e per tanti mesi quanti ne passeranno sino alla sentenza. Il tutto oltre al versamento dei contributi previdenziali ed assitenziali.

In tutti gli altri casi in cui invece sussista il fatto posto alla base del licenziamento, sarà possibile comunque impugnare il licenziamento con successo qualora il datore non dimostri (onere a suo carico) che la motivazione utilizzata presenti i connotati giuridici della “giusta causa” o del giustificato motivo oggettivo (o soggettivo).

Ebbene, anche in tutti questi ultimi e variegati casi di licenziamento illegittimo, meno gravi rispetto al primo (degno di tutela reintegratoria), sussiste il diritto ad un apprezzabile indennizzo economico per il lavoratore ingiustamente licenziato. Tale indennità varia a seconda dei casi e delle circostanze, nonchè in relazione al fatto che

  • si tratti di un contratto di lavoro anteriore o posteriore al 7 marzo 2015 (vecchio regime o tutele crescenti)
  • a seconda che il datore di lavoro occupi più o meno di 15 dipendenti
  • in relazione a parametri di valutazione, quali ad esempio l’anzianità di servizio e la condotta (più o meno scorretta) del datore di lavoro

Le indennità possono consistere anche in numerose mensilità, e molto spesso è sufficiente una impugnazione ben fatta seguita da un’efficace trattativa, curata dallo specilista in materia, per concludere una rapida e proficua conciliazione: ossia un accordo vantaggioso prima ancora (e senza bisongo) di arrivare in Tribunale, o in altri casi poco dopo il deposito del ricorso avanti il Giudice del Lavoro ma comunque con tempistiche di pochi mesi.

Come tutelarsi al meglio, di fronte un licenziamento ingiusto ed illegittimo?

La prima cosa da fare di fronte ad un ingiusto licenziamento è senza dubbio individuare quali contestazioni rivolgere al datore di lavoro strutturando una impugnazione che sia efficace e che possa poi sfociare nel miglior risarcimento possibile.

Con questo articolo ho introdotto alcuni concetti di base, per consentire a chi legge di acquisire maggior consapevolezza dei propri diritti e per aiutarlo a comprendere come potersi tutelare al meglio. Va da sè che ogni caso di licenziamento presenta aspetti unici e peculiari, che non possono essere valutati in maniera sommaria o superficiale: per questo la consulenza e l’assistenza di un professionista specializzasto in diritto del lavoro potrà offrirti garanzie di risultati rapidi e molto soddisfacenti.